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L’alba di
una rivoluzione

Come si reinventa l’arte di creare pupazzi

di Stephanie Tsank
Zack Buchman
Zack Buchman con un amico a un evento presso la libreria Barnes and Noble, Union Square. Photo: Dmitri Slepovitch.

“Conosci Grumpy Cat?”, mi chiede Zack Buchman, il fondatore e direttore creativo di Furry Puppet Studio, mentre passeggia nel suo studio brooklynese. Si ferma un attimo e raccoglie un pupazzo, un felino dall’aspetto accigliato, gli occhi celesti fissi in un’espressione di perenne disappunto.

Si riferisce, naturalmente, al celebre gatto che con la sua inconfondibile espressione di spiccato disgusto appare ormai ovunque, dalle interviste televisive ai memi, dispensando perle del tipo: “ti vedo molto tranquillo… non sarai mica in coma?” e “una volta mi sono divertito… è stato orribile.” Grumpy Cat ora mi si materializza davanti in veste di pupazzo, il piglio severo riprodotto alla perfezione.

Buchman, un ex animatore approdato a New York giovanissimo, sfoggia un percorso decisamente insolito per essere un direttore creativo al timone della propria attività. “Non mi sono formato al college,” racconta, “ma credo che questo abbia finito per consentirmi di sviluppare uno stile molto soggettivo e una prospettiva inedita. Ed è per questo che le nostre creazioni sono così originali.”

Di fatto, questa originalità spiega molto dell’attuale successo di Furry Puppet Studio. Buchman e il suo team creativo hanno concepito e realizzato pupazzi per un’ampia gamma di progetti: dagli spettacoli televisivi ai videoclip con la partecipazione straordinaria di guest star come Jon Hamm e Michelle Obama.

Buchman cita come influenze creative i videogiochi pixelati della sua infanzia e, “naturalmente, i primi lavori di Jim Henson.” Crede fermamente nel potere espressivo di una solida costruzione dei personaggi e si professa “un amante della semplicità”.

Jon Hamm fa amicizia con uno yeti azzurro. Immagine per cortesia di Funny Or Die.

Questi primi videogiochi che con la loro estetica avevano plasmato il suo gusto adolescenziale
continuano a essere per Buchman una grande fonte di ispirazione. “Ogni pixel aveva il suo ruolo” riflette “e il fatto di lavorare con dei mezzi così primitivi spingeva i progettisti dell’epoca (pensiamo a Steve Purcell, il regista della Pixar) ad improvvisare delle scelte estremamente ingegnose pur di preservare l’essenza di un personaggio.”

Analogamente, al Furry Puppet Studio il processo creativo spesso nasce in modo informale, con uno schizzo casuale o uno scarabocchio tracciato sul margine di un blocco da disegno. Il team poi lavora insieme per “cogliere l’essenza dello scarabocchio e gli elementi che lo rendono speciale”, spiega Buchman. Questa prima, cruciale scintilla creativa può poi sbocciare in un vero e proprio personaggio: una creatura coperta di morbida pelliccia colorata che conserva in sé gli elementi costitutivi dell’ispirazione originaria.

“Facciamo tutta questa fatica perché siamo convinti di avere a che fare con una modalità espressiva davvero eccezionale”, spiega Buchman, che vede nei pupazzi un talento speciale nello sviluppare legami durevoli e intensi scambi comunicativi con il pubblico. “C’è una connessione emotiva che non si forma negli altri mezzi espressivi”, commenta Buchman.


Last minute preening before a close-up
Un ultimo ritocco per un primo piano.


Maria Gurevich about to send off her latest creation
Maria Gurevich si congeda dalla sua ultima creazione.

L’atmosfera al Furry Puppet Studio è quella di un negozio di caramelle: colori vivaci, forme insolite e golose chicche visive. Una molteplicità che si riflette nel team di artisti che popola lo studio: un gruppo eclettico e perfettamente a proprio agio con le tecniche produttive più innovative, dalle stampanti 3D alla fabbricazione in loco dei tessuti, che loro chiamano affettuosamente “vello magico”.

Nello studio ci sono Yaron Farkash, amico d’infanzia e partner creativo di Buchman, e Maria Gurevich, celebre creatrice di pupazzi di origini moscovite. “La migliore scultrice di gommapiuma che abbia mai conosciuto,” commenta Buchman, “Edward mani di forbice in carne e ossa.” A completare la squadra ci sono Tom Newby, un ingegnere meccanico il cui aspetto ricorda quello del “professore di Ritorno al futuro”, e Polly Smith, una leggendaria costumista che, come mi rivela Buchman, è “la co-inventrice del reggiseno sportivo. Dico davvero, cercala su Google!”

Grazie al dinamismo del gruppo e al talento creativo di Buchman, Furry Puppet Studio si annuncia come il leader di un movimento che si candida a rivoluzionare l’arte di creare pupazzi. Anche se la sfida, palpabile, rimane quella di guardare al futuro senza perdere di vista il percorso storico del mezzo.

In un raro momento di solennità, Buchman appoggia con cura il suo Grumpy Cat di gommapiuma sul davanzale di una finestra, un ripiano che già ospita una folla di creature colorate di ogni foggia e dimensione. Grumpy Cat ha tutta l’aria di essere perfettamente a suo agio in questo groviglio di mostri blu, globi oculari creati in stampa 3D e uccelli fluorescenti… e Buchman pure. Quando gli chiedo di spiegarmi come è nata l’idea della sua ultima creazione, lui mi indica un album da disegno appoggiato sulla scrivania. “Tutto è cominciato con uno strano sogno,” dice.

Artist Mary Nagler adds some color to a squirmy monster.
L’artista Mary Nagler aggiunge un po’ di colore a un indomito mostro verde.
The team rests between takes at a Greenwich Village shoot.
Il team si rilassa tra una scena e l’altra nel corso di una giornata di riprese nel Greenwich Village.
Artist Maria Gurevich examines some newly born puppet heads.
L’artista Maria Gurevich esamina le neonate teste di alcuni pupazzi.
Mechanical magic in the making
Magia meccanica in fase di elaborazione.
Scribbles by artist Kristen McCabe.  © Furry Puppet Studio Inc.
Schizzi realizzati dall’artista Kristen McCabe. © Furry Puppet Studio Inc.